Il microbiota è diverso da individuo a individuo, rappresentando una sorta di seconda impronta digitale, ma resta invariato nel corso della vita o durante una malattia?

Dell’enorme numero di batteri che compongono il microbiota intestinale, una parte di essi sono comuni a tutti gli esseri umani, mentre la restante parte varia da individuo a individuo, rendendo di fatto la sua composizione unica per ogni individuo, un po’ come le impronte digitali.

A differenza delle impronte digitali, tuttavia, il microbiota varia notevolmente nel corso della vita nello stesso individuo e la sua composizione può essere influenzata da numerosi fattori esterni, modificabili (ovvero su cui si può intervenire esternamente) e non modificabili.

I fattori che possono modificare la composizione del microbiota

Tra i fattori modificabili che possono influenzare la composizione del microbiota vi sono:

  • L’alimentazione (es. tipo di allattamento, malnutrizione, consumo di fibre, metodi di cottura)
  • Il consumo di farmaci (non solo antibiotici)
  • Gli stili di vita (assunzione di alcol o sostanze stupefacenti, esercizio fisico, stress)
  • L’urbanizzazione (vivere in aree rurali o urbane)

Tra i fattori non modificabili ricordiamo invece:

  • La genetica
  • L’età gestazionale (parto a termine o parto prematuro)
  • L’età anagrafica
  • Il tipo di parto (il neonato può essere “contaminato” dai microrganismi presenti sulla cute nel parto cesareo o nella vagina durante il parto naturale

Le conseguenze delle modificazioni del microbiota

Il corretto funzionamento del microbiota è profondamente dipendente da una condizione di equilibrio tra microrganismi e specie differenti, il cosiddetto stato di “eubiosi”. Quando questo equilibrio è alterato si parla di “disbiosi” una condizione che può portare a conseguenze negative che non si limitano a problemi gastrointestinali, ma possono riguardare praticamente tutto l’organismo.

Negli ultimi anni, numerosissime ricerche hanno dimostrato che la composizione del microbiota di soggetti sani differisca sia in termini di diversità che in termini quantità rispetto a soggetti affetti da un gran numero di patologie, non solo gastrointestinali, ma anche neurologiche (es. Epilessia, Malattia di Alzheimer, Malattia di Parkinson), metaboliche (es. Diabete), autoimmuni (es. Psoriasi, Malattia di Crohn), psichiatriche (es. disturbi d’ansia, disturbi depressivi, disturbi del neurosviluppo) e molte altre.

Questo, unito alla possibilità di poter modificare con successo la composizione del microbiota attraverso interventi esterni come la somministrazione di probiotici, sta portando a numerose ricerche sul microbiota come obiettivo di trattamento in gruppo sempre più numeroso di patologie.

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• Cowan CSM, Dinan TG, Cryan JF. Annual Research Review: Critical windows – the microbiota-gut-brain axis in neurocognitive development. J Child Psychol Psychiatry. 2020;61(3):353-371.
• Cryan JF, O’Riordan KJ, Cowan CSM, et al. The Microbiota-Gut-Brain Axis. Physiol Rev. 2019;99(4):1877-2013.
• Dinan TG, Cryan JF. The Microbiome-Gut-Brain Axis in Health and Disease. Gastroenterol Clin North Am. 2017;46(1):77-89.
• Franzosa EA, Huang K, Meadow JF, et al. Identifying personal microbiomes using metagenomic codes. Proc Natl Acad Sci U S A. 2015;112(22):E2930-E2938.

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