Sai che esiste un asse microbiota-intestino-cervello?

Intestino e cervello comunicano tra di loro, e il microbiota è uno dei regolatori chiave di questa connessione. Ecco come il microbiota (e i probiotici) possono influire sulle funzioni cognitive.

Da tempo gli scienziati hanno riconosciuto l’importanza della comunicazione tra l’intestino e il cervello per la salute umana. Il concetto di asse intestino-cervello, fu generato proprio per descrivere il complesso sistema di comunicazione a doppia via che collega il sistema nervoso centrale e il tratto gastrointestinale.

Negli ultimi due decenni è emersa l’idea che i trilioni di microrganismi presenti nell’intestino, noti collettivamente come microbiota, siano uno dei regolatori chiave dell’asse intestino-cervello, tanto che alcuni autori hanno coniato il termine asse microbiota-intestino-cervello.

Come comunicano l’intestino e il cervello?

La comunicazione cervello-intestino-microbiota e viceversa avviene attraverso differenti vie o sistemi e utilizza svariati messaggeri. Tra le vie più dirette di comunicazione vi sono il nervo vago, il decimo nervo cranico che rappresenta la via di comunicazione più rapida e diretta, ed il sistema nervoso enterico (ENS), anche noto come il secondo cervello dato può operare indipendentemente da esso.

Il tratto gastrointestinale presenta una vasta superficie di contatto con l’ambiente esterno e ospita il 70-80% delle cellule immunitarie di tutto il corpo. Il microbiota intestinale può influenzare il sistema immunitario sia localmente sia a distanza, liberando nella circolazione sanguigna specifiche sostanze che possono raggiungere il cervello influenzando anche lì il funzionamento e lo sviluppo del sistema immunitario.

Il microbiota intestinale è in grado di produrre numerose sostanze come gli acidi grassi a catena corta (SCFA), alcuni dei quali sono in grado di influenzare il funzionamento del cervello ed il comportamento dell’ospite.

Il microbiota può anche regolare le concentrazioni delle molecole che permettono la comunicazione tra neuroni, sia direttamente attraverso la loro sintesi e rilascio, sia indirettamente alterando i livelli delle molecole necessarie per la loro sintesi, come il triptofano.

Ultimo elemento di interazione, ma non per importanza, è il sistema biologico di risposta allo stress, l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene che si è evoluto con l’uomo come riposta alle minacce ambientali, reali o percepite come tali, la cui disregolazione è stata riscontrata in moltissime patologie neuropsichiatriche.

L’influenza del microbiota e dei probiotici sulle funzioni cognitive

Gran parte dei primi lavori sulla comunicazione tra intestino-cervello si concentravano sulla funzione digestiva e sulla sazietà, ma la ricerca recente si è concentrata sempre di più sugli effetti del microbiota su processi più complessi, come il comportamento e la cognitività.

Alcuni studi sui topi hanno dimostrato che i roditori in cui il microbiota è assente o è stato modificato con gli antibiotici, mostrano cambiamenti nel modo di comportarsi e di socializzare assieme ad alterazioni nelle concentrazioni di importanti sostanze a livello cerebrale. Inoltre, negli animali trattati con probiotici, cioè batteri buoni come Bifidobacterium e Lactobacillus, alcune di queste alterazioni sono migliorate, segno che il corretto funzionamento del microbiota può influenzare il neurosviluppo e il funzionamento del cervello.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce i probiotici come microrganismi vivi che, se somministrati in quantità adeguate, conferiscono un beneficio per la salute dell’ospite.

Recentemente, alcuni scienziati che si occupano di asse-microbiota-intestino-cervello hanno coniato il termine psicobiotico per definire una nuova classe di probiotici che, quando ingeriti in quantità adeguata, possono produrre effetti benefici sulla salute mentale.

Molte ricerche nel campo della neurologia e della psichiatria sia su modelli animali che sull’uomo, che hanno utilizzato probiotici mirando alla modulazione del microbiota come possibile target terapeutico sembrano suggerire potenziali benefici, sebbene molta strada sia ancora nello studio della comunicazione tra microbiota, intestino e cervello e le sue implicazioni nella cura delle patologie neuropsichiatriche.

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BIBLIOGRAFIA

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